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giovedì 14 agosto 2014

Mascali: città di fondazione fascista.


Antonio Pennacchi, con il libro “Fascio e martello, viaggio per le città del duce” edizioni Laterza, conduce una appassionata ricerca sulle città di fondazione fascista, scoprendo che non solo sono diffuse in tutta la penisola italiana (bisognerebbe ricordare anche le città costruite nelle colonie d'oltremare) ma soprattutto sono numerosissime, oltre 150. L’autore descrive con dovizia di particolari anche il caso delle città di "rifondazione": ovvero quelle distrutte da un evento naturale e ricostruite altrove. 

“Ora è chiaro che la communitas che si sposta nel nuovo centro è la stessa che c’era già prima, e che a buon bisogno s’è pure portata appresso, oltre a tutte le storie, anche la statua del santo sottratto alle rovine della chiesa. Ma è altrettanto chiaro che nel suo sentimento non è più quella di prima ma una communitas nuova, che nasce esattamente nel travaglio della distruzione, abbandono ed esodo nel nuovo centro. E’ quell’ exodus che ne fa una communitas ed una città nuova”.

La descrizione sembra fatta appositamente per Mascali, distrutta dalla lava dell’Etna nel 1928 e ricostruita in brevissimo tempo in un sito diverso, con l'intera popolazione messa in salvo, inclusa la statua del patrono San Leonardo Abate. Ma, ironia della sorte, il nome e le vicende di Mascali sono sfuggite anche ad un osservatore attento come Antonio Pennacchi.
Non sfugge invece l’importanza di Mascali, come città di fondazione, ad Alberto Cardillo, che approfondisce l’argomento in un interessante articolo apparso sul settimanale "I Vespri" che riproponiamo integralmente.




Un antico proverbio della saggezza popolare siciliana dice che “Cchiù scuru di mezzanotti 'un po' fari” (non può esserci più buio che a mezzanotte), ed è vero, ogni iattura, anche la più feroce, ha un inizio, uno sviluppo e una conclusione.
Nei prossimi mesi, quando si concluderà il mandato dei Commissari prefettizi, Mascali, la città della Contea, la città sepolta e ricostruita, sarà chiamata a chiudere -si spera per sempre- un lungo ciclo ultraventennale costellato da mala politica, arresti eccellenti, scioglimenti per infiltrazione mafiosa, e tante altre vergogne su cui è meglio posare sopra la pietra dell’oblio. 
Mascali ha bisogno di rinascere una seconda volta, collegandosi idealmente con le gesta dei “padri” che a cavallo tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30, dopo la distruzione provocata dell’eruzione dell’Etna, riuscirono nell’impresa di ricostruire fisicamente una nuova città nel breve volgere di qualche decina di mesi. 
“I mascalesi che romanamente sopportarono grave sciagura e silenziosi come troiani -recita una lettera inviata nel 1929 al Duce da un notabile mascalese- non domandano nulla, perché assai sperano nella volontà del Vostro Governo nel sostenere lo sforzo d’onore e d’amore di un popolo laborioso che tutto vuole tranne che l’infausta resa”. 
Oggi onore, amore e una buona dose di rabbia positiva, serviranno ai moderni mascalesi per spazzare le rovine morali -e giudiziarie-, rinnovando il mito della “Città nuova” e ripartendo proprio dall’onesta laboriosità, dalla storia, dalla cultura e dalla naturale vocazione turistica del territorio della vecchia contea. 
Per rinascere, dunque, Mascali deve prima d’ogni cosa riappropriarsi del proprio blasone di città della cultura, non per presunzione ma perché Mascali sia durante che anche dopo il periodo della contea, è stata per secoli sinonimo di potenza, nobiltà, lavoro, produttività. 
Per esempio, quasi nessuno sa Vitaliano Brancati trascorse lunghi periodi della sua giovinezza a Mascali, e che l’avv. Rosario Brancati (padre di vitaliano), fu Commissario Prefettizio di Mascali. All’epoca, racconta Vitaliano Brancati nel romanzo “Don Giovanni in Sicilia”, in quella che oggi è la sala del Sindaco si tenevano serate da ballo ove erano invitati i migliori nomi della nobiltà e dell’ascendente borghesia catanese. 
E poi, come ignorare la straordinaria bellezza dello stile razionalista sulla quale è stata fondata l’architettura della nuova città. E’ assolutamente doveroso valorizzare ed esaltare l’ordine e l’armonia urbanistica con gli assi viari disposti in modo razionale, secondo uno schema ippodamèo ereditato dalla cultura romana. 
Ad un occhio disattento può sembrare incredibile, ma Mascali è il più grande museo a cielo aperto della zona jonico-etnea. 
Un’altra grande ricchezza di Mascali è il suo eterogeneo territorio che si estende dal mare della frazione di Fondachello fin sopra l’Etna, con i piccoli e deliziosi centri di Puntalazzo e Montargano. Un territorio così vasto -il doppio di Giarre e quasi il triplo di Riposto-, così ricco di storia, cultura e bellezze naturali, che se gestito con scrupolo e competenza potrebbe davvero sviluppare un modello di economia turistica estremamente redditizio non solo per i mascalesi, ma anche per coloro che potrebbero decidere di investire su questo territorio. 
La rinascita di Mascali, quindi, deve viaggiare su quattro direttrici: buona politica, cultura, valorizzazione centro storico, riscoperta delle frazioni. 
Fondachello negli ultimi decenni è stata vandalizzata da un’inetta classe politica che ha prestato attenzione solo alla folle corsa alla cementificazione di qualsiasi angolo rimasto libero, dando vita a dei veri e propri mostri urbanistici che hanno creato solo confusione, disagi e caos, con conseguenze disastrose sia dal punto di vista sociale che turistico. Oggi Fondachello non ha un turismo di qualità, sia per i motivi di cui sopra, sia perché mancano anche i servizi più banali, come quello di avere un cassonetto dove gettare i rifiuti. Quindi, gli unici ad assediare la frazione marinara di Mascali sono “turisti” mordi e fuggi che per mezza giornata occupano la spiaggia, nella maggior parte dei casi armati di vivande proprie -quindi non creando ricchezza sul territorio- delle quali rimangono le tristi tracce alla sera quando cala il sipario sulle spiagge insozzate da ogni tipo di scarto alimentare e sporcizia d’ogni tipo.
Ma nonostante tutto Fondachello può certamente risollevarsi, immaginate, per esempio, cosa potrebbe diventare il lungo mare se liberato dalle immondizie e dalla vegetazione selvaggia che ostruisce la visione del mare. Un lungo mare liberato dall’incuria, dove incoraggiare -perché no-l’istallazione di esercizi commerciali dove far ritrovare chi oggi fugge da Fondachello o turisti che oggi nemmeno la conoscono. Se qualcosa del genere potesse diventare realtà, cosa avrebbe da invidiare Mascali alle odierne località marinare più gettonate come Torre Archirafi o, spostandoci verso il messinese, S. Teresa Riva e Furci Siculo? 
Ma non solo, restando in tema di frazioni da valorizzare, in collina e in montagna, S.Antonino, Nunziata, Puntalazzo e Montargano, rappresentano dei veri gioielli di pace e incontaminazione. 
Qui c’è un precedente positivo, infatti in un tempo non lontano, per circa un ventennio la Pro Loco di Puntalazzo ha organizzato degli eventi capaci di portare nell’omonima piccola frazione montanara migliaia di turisti, molti dei quali decidevano di trascorrere un pezzo delle proprie vacanze trasferendosi per giorni sul posto. 
Quella fu un’esperienza embrionale, pensiamo a cosa potrebbe accadere oggi se si creasse un circuito integrato mare-collina-montagna, magari incoraggiando in primo luogo le imprese turistiche con una fiscalità di vantaggio, sia per quanto concerne strutture ricettive medio-piccole come case vacanza e ristoranti, sia per strutture grandi oggi inesistenti, come Hotel, centri sportivi e centri benessere. 
Insomma, a Mascali oggi è notte, ma domani, con rabbia e amore, se Dio e la buona volontà dei mascalesi vorranno, potrà essere un giorno splendido di rinascita e di rinnovato orgoglio.

Alberto Cardillo, I Vespri, 19/07/2014

sabato 9 agosto 2014

Mascali nell’opera “Toponimi Etnei” di Giovanni Tringali.


L’opera di Giovanni Tringali “TOPONIMI ETNEI - Alla ricerca dell’origine del nome dei coni piroclastici e delle contrade dell’Etna” fornisce un prezioso ed insolito contributo alla conoscenza dell’Etna.
L’autore prende in esame i nomi dei crateri e delle contrade del vulcano risalendo al significato originario, spesso travisato da una non perfetta traduzione in italiano degli antichi termini dialettali operata dai cartografi dell’Istituto Geografico Militare Italiano di Firenze o da studiosi stranieri.


In questo modo diventano nuovamente comprensibili quei nomi che gli abitanti dell’Etna avevano tramandato oralmente per secoli e che erano nati da precisi riferimenti alle caratteristiche del territorio (colore delle vulcaniti, numero dei coni formatisi nella stessa eruzione, centri abitati vicini, morfologia dei coni piroclastici, fauna, caratteristiche della vegetazione, Santi, ricorrenze religiose, vulcanologi o a importanti personaggi.
Così Munti Arbanu (pioppo tremulo) è diventato Monte Albano, Munti di Cirasi (ciliegie) è stato trasformato in Monte Gervasi, Munti Ruulu (rovere) in Monte Ruvolo, Munticittu (piccolo monte) in Monte Egitto, Pizzi di Rineri (sabbioni) in Pizzi Deneri, Punta ca lucìa (Punta che luccica) è stato storpiato in Punta Lucia, e cosi via.

Hornitos del 1928.

Numerosi i riferimenti al territorio di Mascali che, non solo rientra a pieno titolo nel Parco Regionale dell’Etna ma è stato anche protagonista di alcune delle più importanti e a volte distruttive eruzioni degli ultimi secoli. 
L' autore descrive gli Hornitos del 1928, spiega il significato di Montargano (Muntarianu, “monte dell’origano”), delle Sciare di Scorciavacca (da scorciare ovvero ferire il bestiame a causa della morfologia della lava), della Ripa di Piscio (per la presenza di un rigagnolo d’acqua stagionale), di Ripe della Naca (per una zona depressa simile ad una naca ovvero una culla).

Mascali vista da Montargano.

Arricchisce l’opera la pianta dell’antica città di Mascali prima dell’eruzione del 1928, realizzata dall’Associazione Culturale "Mascali 1928" (autori: Vera Ardita e Giusi Stagnitta) e rielaborata da Santo Scalia.