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domenica 2 giugno 2013

Le poesie degli alunni dell'Istituto Comprensivo di Mascali: Scuola Primaria.



Mascali

Mascali, paese bello

alle pendici del Mongibello.

Arriva fin su in collina,

quasi quasi dove c’è nevina.

Mascali sembra piccolina,
nella realtà è molto carina,
essa è circondata da mare e montagna,
mai nessuno qui si lagna.
Di Stefano Arianna
classe V, plesso Carrabba



  
Mascali

Mascali, piccolo paese, ma con un grande paesaggio.
Le belle spiagge invidiabili e l’Etna,
che si innalza come un manto bianco,
ne fanno un paesaggio d’incanto.
Tra la montagna e il mare, è un paese da amare,
dove tutti ci conosciamo
e ci salutiamo,
ogni volta che c’incontriamo.
Non andrei in nessun altro posto ad abitare,
perché qui mi piace stare.
Spero che in futuro Mascali possa offrire di più,
per dire, non me ne vado più.

Altamura Federico
Classe V, plesso Fondachello
                                


 
Il mio paese

Illuminato dal sole,
bagnato dal mare,
c’è un lembo di terra
ai piedi dell’Etna.
Bruciato e rinato
dall’amore dell’uomo:
è Mascali.
Un paese bello,
più di un fiore!
E anche se talvolta
non viene preso in considerazione,
o se ne parla male,
io lo assicuro:
è un posto speciale !
                                             Matteo La Rosa
classe V A , Piazza Dante 




Mascali

Il paese lo conosco molto poco
perché sono giovane e ci vivo da poco.
Va dai monti fino al mare,
ha un paesaggio che fa emozionare.
Ha avuto una grande storia:
tutti la rammentano nella memoria.
Sorge ai piedi di un vulcano
che nel ’28 se la mangiò pian piano.
Con il Duomo e la sua piazza
e una via con la sua Madunnuzza,
che protegge gli abitanti
dalle disgrazie e dai briganti .
La vorrei un po’ più pulita
per rendere più sana di ognuno la vita!
Giulia Salvadori
                                                                              classe V B, Piazza Dante

 


Chi c’era quella notte?

Chi c’era quella notte del millenovecentoventotto,
seduto nell’oscurità,
a guardare l’ultimo muro
della sua casetta svuotata,
sotto sopra in una giornata?
Chi c’era?
C’erano in tanti,
non puoi sapere quanti!
Ma stanno tutti dormendo contenti
e solo qualche bambino d’allora
se lo chiami, ti sente
e ti racconta, se la memoria non gli fa difetto,
di come a Mascali la gente
si ritrovò di colpo senza niente.
E’ un bambino seduto
sopra un carretto sgangherato,
che va dondolandosi, con rumore di pentole,
su ruote sovraccariche
e sembra pronto a rovesciarsi.
E’ un bambino meravigliato
di tutto quel rossore
che avvolge il suo paese,
la sua casa, l’ultimo muro bianco,
quel muro dove giocare accanto,
con facce di ragazzini monelli
e dalle tasche piene, al gioco dei fondelli.
Che piacere quella nottata!
All’insaputa, un maestro di festa improvvisato
ordinò di far scoppiare i mortaretti,
ma era nascosto,
chissà dove.
Tra odore di zolfo,
tutto quel chiarore che ti rincorre,
impastando alberi e pietre,
non è la lava
a pochi metri,
ma un prodigio, un incanto….
Ma perché la madre ha occhi di pianto
e voce di preghiera afflitta?
Perché il padre con bocca d’inferno
bestemmia scuotendo la testa
e tra le mani sgualcisce il berretto?
Non lo sa a quel tempo la mente innocente!
La bocca con denti da latte ride spalancata!
Ora lo sa la mente del vecchio sapiente
e una lacrima scorre, lenta e cocente,
sulla faccia ricamata dal tempo.

Aquilino Daniele
classe V, plesso Fondachello


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