I nostri antenati, tra il cinque ed il sei novembre del 1928, svanita ogni speranza di poter arrestare la massa infuocata che minacciava Mascali, furono costretti ad evacuare in grande fretta la cittadina. Portarono via mobili, suppellettili, vestiti, ma soprattutto il ricordo di quei luoghi cari che li avevano visti nascere, crescere, faticare, sposarsi, vivere momenti felici e tristi.
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La Chiesa Madre di San Leonardo Abate |
Trapiantati nella nuova città, costruita più a valle, secondo i canoni dell'architettura del XX secolo, tra strade lunghe ed ortogonali, tra edifici in cemento armato dotati di acqua corrente ed energia elettrica, hanno provato a lungo un senso di straniamento quasi di disagio, non riconoscendo quei luoghi così diversi, come parte del proprio passato.
Per molto tempo hanno desiderato e sognato ogni notte, di poter camminare tra i tortuosi vicoli in terra battuta del quartiere della “Carcera”, di affacciarsi sul greto del torrente Pietrafucile asciutto in estate e gravido d’acqua in inverno, di entrare nella chiesa madre per accendere una candela sull’altare barocco del Patrono San Leonardo, di sedersi sui gradini della Chiesa delle Anime Purganti nelle afose serate estive, di udire i muggiti dei vitelli che ogni anno da fine ottobre attraversavano in gran numero le strade del centro per raggiungere il piano della fiera, dove si svolgeva uno dei più floridi mercati del bestiame della Sicilia orientale.
Lo stesso desiderio hanno provato i Mascalesi nati dopo l’eruzione del 1928. Quante volte abbiamo ammirato le fotografie di quella città scomparsa, quante volte abbiamo ascoltato i racconti dei nostri padri e dei nostri nonni, quante volte avremmo voluto portare indietro le lancette del tempo anche per un solo istante.
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Piazza Duomo ed il Palazzo Mugno |
Lo stesso desiderio hanno provato i Mascalesi nati dopo l’eruzione del 1928. Quante volte abbiamo ammirato le fotografie di quella città scomparsa, quante volte abbiamo ascoltato i racconti dei nostri padri e dei nostri nonni, quante volte avremmo voluto portare indietro le lancette del tempo anche per un solo istante.
Molti anni fa il compianto Francesco Fichera, con l’aiuto del Sig. Caruso, valente artigiano, cominciarono a realizzare un plastico della vecchia città: la Chiesa Madre, la Torre, il Palazzo Municipale erano già pronti. Ma scomparso il prof. Fichera, anche il plastico non è stato più ritrovato, come se una seconda eruzione, questa volta metaforica, volesse cancellare anche il ricordo della città dei nostri avi.
Oggi grazie al lavoro impagabile di Simone Lo Castro la vecchia città di Mascali è risorta grazie all’utilizzo delle più moderne tecniche di ricostruzione tridimensionale.
Oggi grazie al lavoro impagabile di Simone Lo Castro la vecchia città di Mascali è risorta grazie all’utilizzo delle più moderne tecniche di ricostruzione tridimensionale.
Al visitatore il privilegio di conoscere l’unica città europea distrutta da una eruzione vulcanica negli ultimi quattro secoli, ai Mascalesi la possibilità di realizzare finalmente un sogno: visitare la città costruita dai propri padri.
Lavoro encomiabile! (S. Scalia)
RispondiEliminaCaro Leonardo,
RispondiEliminala serata è stata magnifica, il filmato di Simone eccezionale.
Complimenti a tutti e due per l'ottima riuscita.
Rosario Sessa